
Nel 2024 l’interscambio commerciale tra la Sardegna e gli Stati Uniti ha raggiunto i 1,22 miliardi di euro, di cui 756 milioni in importazioni e 467 milioni in esportazioni. Il commercio tra le due aree resta fortemente legato al comparto petrolifero, che incide in modo determinante su entrambi i flussi.
Importazioni: crollo legato al greggio
Le importazioni dalla Sardegna dagli USA si sono ridotte del 41% rispetto al 2023, con un calo di oltre 520 milioni di euro, dovuto quasi interamente al crollo del valore del petrolio greggio (–530 milioni), che da solo rappresenta il 74% delle importazioni statunitensi verso l’isola.
Esportazioni: frenata petrolifera, ma segnali positivi altrove
Anche l’export sardo verso gli Stati Uniti è sceso di circa 400 milioni di euro, a causa del calo dei prodotti della raffinazione del petrolio, che costituiscono il 64% delle esportazioni verso questo mercato. Tuttavia, al netto del comparto petrolifero, si registra una crescita del 6%, pari a +9,7 milioni di euro sul 2023.
Le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano il 7% dell’export regionale totale. Ma se si considera solo l’export non petrolifero, l’incidenza sale all’11%, segno dell’importanza crescente di settori alternativi.
Export non petrolifero: agroalimentare e bevande
Tra i settori principali:
le industrie alimentari occasionali generano quasi 120 milioni di euro (25% del totale export USA), con un lieve calo (–3%);
le bevande crescono del 35%, toccando i 9 milioni di euro, con un’incidenza del 2%.
Presenza statunitense in Sardegna
Nel 2024 la presenza turistica proveniente dagli Stati Uniti in Sardegna ha registrato una crescita del 35% rispetto all’anno precedente, con oltre 93.000 arrivi nelle strutture ricettive dell’isola. Si conferma così un interesse crescente del mercato statunitense per la destinazione sarda, anche in chiave culturale e paesaggistica.
Sul fronte imprenditoriale, si contano 83 imprenditori di nazionalità statunitense attivi in Sardegna, titolari di imprese con sede sul territorio regionale, una presenza imprenditoriale stabile e strutturata, con potenziali ricadute sull’economia locale.
Conclusione
L’export sardo verso il mercato statunitense è ancora dominato dal comparto petrolifero, ma i settori non petroliferi mostrano segnali di crescita. L’incidenza dell’export USA sul totale regionale è relativamente contenuta, ma più rilevante se si considera solo la componente non petrolifera, passando dal 7% all’11%.
A preoccupare gli operatori è l’ipotesi – ancora non ufficiale – di dazi statunitensi fino al 30% su alcuni beni importati, che potrebbe colpire proprio la fascia di prodotti non petroliferi. Secondo fonti autorevoli, non è ancora ufficiale se i dazi riguarderanno anche i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, ma vi sono indicazioni che potrebbero esserne esclusi. Di conseguenza, l’impatto potenziale si limiterebbe, in via ipotetica, alla parte non petrolifera dell’export sardo – meno di 170 milioni di euro – che tuttavia rappresenta l’area più dinamica e diversificata dell’attuale interscambio.
