
La parola più diffusa nel mercato del lavoro, non solo sardo, è mismatch, ovvero mancata corrispondenza tra richieste delle imprese e offerta di personale. Un fenomeno che mette in difficoltà le imprese isolane che cercano personale qualificato. I dati, paradossali, analizzati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su fonte Excelsior 2025, parlano chiaro: le piccole e medie aziende hanno programmato l’assunzione di 15.290 addetti ma ne hanno trovati solo 6.840, con una difficoltà di reperimento che è arrivata al 55,3%, contro il 53,7% del 2024, equivalente a 8.450 unità. Questo divario grava sul comparto per 206 milioni di euro di danni causati da mancati introiti. In questo difficoltoso contesto cresce anche l’età media dei dipendenti: 43 anni contro i 38 di circa 20 anni fa. Considerando tutto il panorama delle imprese sarde, è difficile reperire il 46,3% (nel 2024 era il 42%) della manodopera necessaria, pari a 74.190 posti. Quindi, il lavoro cresce e anche le possibilità di essere assunti, ma mancano le figure professionali adeguate.
Secondo Confartigianato Sardegna, le cause del fenomeno sono molteplici, dalla crisi demografica con l’invecchiamento della popolazione all’inattività dei giovani. Ma soprattutto è conseguenza del disallineamento tra formazione e fabbisogni delle imprese: nel 35,7% dei casi la difficoltà deriva dalla mancanza di candidati, nel 18,9% da una preparazione inadeguata. A questi fattori si aggiungono la rapidità della transizione digitale, che rende più complesso l’aggiornamento del sistema della formazione, e le nuove aspettative delle giovani generazioni, sempre meno attratte dal posto fisso e più orientate verso forme di lavoro autonomo.
Sono 73 le professioni che risultano più difficili da reperire nelle MPI: due su tre sono difficili da trovare. Si va dai muratori al personale senza qualifica per servizi di pulizia e generici, dagli autisti di camion e mezzi pesanti agli elettricisti. E poi acconciatori, meccanici e manutentori di automobili, idraulici, conduttori di macchine per movimento terra, panettieri e pastai. Le percentuali più altre riguardano analisti e progettisti di software con il 77,6% di richieste non coperte, tecnici esperti in applicazioni con il 70,3%, tecnici della gestione di cantieri edili con il 69,7%, tecnici programmatori con il 69,4%, elettricisti nelle costruzioni civili (68,7%), assemblatori e cablatori di apparecchiature elettriche (68,7%), montatori di carpenteria metallica (66,9%), operai addetti a telai meccanici per la tessitura e la maglieria (66,7%) e ingegneri civili (66,6%).
Il ritardo nel trovare le persone adatte da assumere genera costi enormi: nelle piccole imprese isolane si arriva 206 milioni di euro di danni derivanti dai lunghi tempi di attesa di personale e dalla mancanza di manodopera non qualificata. In particolare, sono le aziende della vecchia provincia di Cagliari a pagare il conto più caro, con oltre 107 milioni di euro di oneri altrimenti annullabili, se in presenza di figure professionali preparate e pronte all’assunzione; segue la vecchia provincia di Sassari con 70milioni, Nuoro con 18 e Oristano con 10.