Artigianato, la Sardegna corre più veloce del resto d’Italia

Artigianato sardo

L'artigianato sardo ha chiuso lo scorso anno confermandosi uno dei motori più dinamici del panorama nazionale. Mentre l’intero comparto italiano segna il passo con una crescita quasi nulla (+0,01%), la Sardegna si posiziona sul podio nazionale, conquistando il terzo posto con un tasso di crescita dello 0,55%, preceduta solo da Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. I dati, elaborati dall'Ufficio di Statistica della Camera di Commercio di Sassari, delineano un quadro di resilienza, ma non privo di criticità strutturali.

Nel 2025, il sistema produttivo isolano ha mostrato una maggiore capacità di tenuta: il saldo tra iscrizioni (2.049) e cessazioni ordinarie (1.862) è tornato positivo per 187 unità, segnando un netto recupero rispetto al 2024. Tuttavia, lo stock complessivo delle imprese attive risulta in calo di 69 unità. Questa apparente contraddizione si spiega con l’attività di regolarizzazione delle Camere di Commercio, che hanno rimosso d’ufficio le imprese non più operative per garantire una fotografia più trasparente del mercato.

Il territorio sardo viaggia a velocità differenti. Sassari (+1,12%) e Oristano (+1,11%) guidano la crescita regionale con valori doppi rispetto alla media, seguite da Nuoro (+0,77%). In controtendenza Cagliari, l’unica area a mostrare un segno negativo (-0,21%).

L’analisi settoriale rivela una profonda trasformazione. A trainare lo sviluppo sono i servizi (+2,2%), con un boom per le attività alla persona (+3,6%) e la cura del paesaggio. Le costruzioni mantengono una crescita moderata (+0,4%), mentre soffrono i comparti storici come l'industria (-2,3%), il commercio (-3,2%) e il turismo (-1,3%). In particolare, si registra una flessione nelle industrie alimentari, nel trasporto terrestre e nella ristorazione.

Il dato più preoccupante, tuttavia, riguarda l'aspetto demografico: il comparto sta invecchiando rapidamente. In soli quindici anni, la quota di titolari under 50 è crollata dal 64% al 41%, mentre gli imprenditori over 50 sono passati dal 36% al 59%. Si tratta di una trasformazione drastica che supera il naturale invecchiamento della popolazione generale e mette seriamente a rischio il ricambio generazionale e la trasmissione delle competenze.