Edilizia, chi ben costruisce è a metà dell'Opera

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il team di opera

È come comprare un’auto: si parte dal prezzo base e si aggiungono gli accessori, sino alla completa personalizzazione del prodotto, avendo certezza dei costi e delle sue caratteristiche. Di più. Proprio come nel caso di una macchina, si può “tagliandare” di continuo, avendo nel tempo la garanzia che i criteri di salubrità in base alla quale è stata costruita abbiano tenuto, così che domani il suo valore non sia deciso astrattamente dal “mercato”, ma da documenti che ne attestano la qualità e ne certificano le condizioni. Documenti, ultimo ma non ultimo, sempre rintracciabili online. La casa del futuro è una casa sana, rispettosa dell’ambiente, non impattante, votata al riuso dei materiali e all’utilizzo di materie naturali, in grado di garantire elevatissimi standard energetici, ma anche la massima salubrità degli ambienti e un rapporto armonico col contesto in cui si inserisce. La casa del futuro in altre parti del mondo è già il presente, in Italia sta per diventarlo.

Tra i “piccoli” artefici di questa rivoluzione culturale ancora da realizzare c’è Marco Bittuleri. Di Arzana, geometra, 38 anni, tantissima esperienza nel settore edile come progettista e come tecnico di cantiere, imprenditore, è il titolare di Opera, azienda edile che per battere la concorrenza ha giocato d’anticipo e ha puntato tutto sull’importazione e l’ideazione dei più innovativi criteri di costruzione. Risultato: oggi il team di Opera è un riferimento per chiunque voglia realizzare una casa o un edificio pubblico con determinati criteri di salubrità e di compatibilità ambientale. Le sue case certificate, a distanza di otto o nove anni dalle prime realizzazioni, rispondono ancora in modo eccellente ai monitoraggi. E le idee su cui sono realizzate le loro fondamenta sono state oggetto di premi, passaggi televisivi ed esposizioni in luoghi “culto” per il mondo dell’innovazione: “Casa Panoramica” ha vinto l’edizione 2011 del premio Ecoluoghi, bandito dall’associazione Mecenate 90 e dal ministero dell’Ambiente, un anno dopo la casa vera e propria è stata esposta per un mese al Maxxi, il museo d’arte contemporanea di Roma, e ancora è stata protagonista su RaiUno della puntata di Storie Vere del 17 gennaio 2013, dal titolo emblematico di “L’Italia dei veleni”, dove è stata raccontata in antitesi ai tanti scempi che hanno martoriato il Bel Paese.

Oggi Opera offre un servizio integrato, occupandosi direttamente di progettazione, produzione e realizzazione di edifici per l’edilizia pubblica e privata a prova di qualsiasi rilevatore di salubrità. Accompagna il cliente lungo tutto lo sviluppo del progetto, fino alla definizione di ogni dettaglio costruttivo, dall’idea iniziale alla posa dell’ultima trave, una catena precisa e funzionale di azioni, fatti promesse mantenute. Ma a Marco Bittuleri, che della salubrità e della sostenibilità in edilizia ne ha fatto una missione oltre che un business, tutto questo non basta. Così, grazie ad alcuni incontri fortunati ma non fortuiti ha messo insieme un team pronto a una nuova sfida. Il progetto, che presto diventerà una startup, si chiama BlueHouse.

Bittuleri è a capo di un progetto che prende forma grazie a un percorso di ricerca che coinvolge anche Antonello Monsù del Dipartimento di Architettura di Alghero dell’Università di Sassari, Gianmario Sechi, architetto, che in aprile conseguirà la specialistica in Pianificazione, e Annalisa Sanna, anche lei architetto, prossima alla specializzazione in Urbanistica. Bittuleri, Sechi e Sanna si sono conosciuti la scorsa estate, partecipando ciascuno per conto proprio alla Social Innovation School organizzata a Porto Conte dall’associazione Rumundu di Stefano Cucca. Insieme hanno partorito l’idea di un sistema integrato di monitoraggio della salubrità delle costruzioni, che aiuti i privati a pensare con maggiore consapevolezza ambientale gli spazi da abitare in piena salute e gli enti pubblici a ripensare le città in funzione dei più evoluti principi dell’ecologia, della sostenibilità e dell’impatto contestuale.

BlueHouse e la sua idea di un’abitazione interamente sostenibile sarà protagonista dal 19 al 23 febbraio a Toronto e Victoria, in Canada, ammessa dall’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, alla missione pensata per promuove partnership tra le aziende nostrane e quelle canadesi. Fortemente sostenuta dall’assessorato regionale dell’Industria, l’iniziativa è finanziata dai fondi europei nell’ambito del programma quadriennale di promozione e formazione Export Sud II e si rivolge a start up, Pmi, parchi tecnologici e università del settore dell’Ict con sede operativa nelle regioni italiane meno sviluppate, ossia Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, e in quelle in transizione, che sono Sardegna, Abruzzo e Molise. L’obiettivo è promuovere forme di collaborazione industriale, partenariati e scambio di tecnologia per aziende, start-up, poli tecnologici, incubatori, business angels e venture capitalist italiani e canadesi. Il team di BlueHouse parteciperà a workshop tecnici, presentazione di progetti, prodotti e soluzioni tecnologiche, incontri B2B, visite ai poli tecnologici e ai siti d’interesse e, per chiudere, la partecipazione al Naco West Regional Meeting 2018.

«Dopo tanti anni nel settore ero persuaso che fosse necessario lavorare per migliorare la qualità nell’edilizia, soprattutto in quella pubblica, e quando mi sono trovato di fronte alla scelta tra andare a vivere e lavorare a Roma o restare in Sardegna ho scelto di scommettere sull’isola e ho scommesso tutto sull’innovazione, sul fare qualcosa di diverso, di nuovo rispetto al mercato dell’edilizia tradizionale», racconta Marco Bittuleri. Da lì in poi, dopo tanti incontri, quello più proficuo con Antonello Monsù, i progetti con Sardegna Ricerche, la Social Innovation School. «Lì ho conosciuto i nuovi soci, sono entrato da solo e siamo usciti in tre – racconta Bittuleri – avevo chiaro il percorso ma avevo necessità di condividerlo, per rafforzarlo e indirizzarlo su alcuni punti chiave». A spingere il progetto è stato anche Monsù. «Ho lavorato per dieci anni al Ministero dei Beni culturali, poi con l’esperienza di ricercatore all’Università ho avuto modo di approfondire quanto studiato e sperimentato nel campo reale, prendendo sempre più coscienza di temi come il recupero edilizio, l’eco-efficienza, la realizzazione di edifici meno impattanti possibile, del riutilizzo dei materiali edili sino a occuparmi di simbiosi industriale, ecologia industriale e metabolismo industriale applicati all’edilizia». L’incontro con Opera è arrivato perché «l’obiettivo di fondo è lo stesso – dice Monsù – ed è la qualità edilizia, costruttiva e ambientale». Bittuleri e Monsù si sono fatti una semplice domanda. «Cos’è per l’utente la qualità edilizia del luogo che abita? La risposta è che nella maggior parte dei casi il progettista, l’impresa e il committente non lo sanno – dice il ricercatore – perché oggi la qualità è calcolata sulla possibilità di monetizzare l’investimento».

Per rispondere al quesito è emersa la decisione di realizzare un servizio integrato in grado di promuovere e diffondere certi principi attraverso la dimostrazione, dati alla mano, di cosa si può fare per costruire meglio per sé e per gli altri, avendo come riferimenti la qualità degli ambienti in cui si abita e il rispetto dell’ambiente in cui si costruisce, tanto in fase di progettazione che in quella di realizzazione e in seguito. «BluHouse non è che una piattaforma con regole nuove per tutti – dice Bittuleri – da chi progetta a chi abita». Come spiega bene anche Annalisa Sanna, «la salubrità è legata anche all’impatto che il metodo di costruzione ha sulla persona e sull’edificio». Grazie alla Social Innovation School, «abbiamo potuto sviluppare il progetto in base al metodo del “business model campus”, fino ad arrivare a un sistema concreto che in ottobre abbiamo presentato a Sinnova, la fiera dell’innovazione – prosegue Annalisa Sanna – lì, attraverso una materioteca e un modello dotato di sensori, per molti è stato finalmente possibile cos’è BluHouse e cosa intendiamo per monitoraggio di un edificio».

Oggi, aggiunge Gianmario Sechi, «il progetto è cambiato, abbiamo individuato più precisamente la strada da seguire, e quella che oggi progettiamo è una piattaforma dove scambiare informazioni con tecnici e privati». BlueHouse diventa così una grande vetrina per tutti i produttori di materiali e sistema che Opera poi utilizza per le proprie realizzazioni. «La nostra piattaforma è un’occasione per tutta la Sardegna e gli operatori isolani, cui guardiamo prioritariamente – dice ancora Marco Bittuleri – ma è un’opportunità per tutti, perché d’ora in poi chiunque saprà se abita in una casa salubre o cosa dovrà fare per renderla tale». Perché, conclude, «vorremmo semplicemente che la casa del futuro guardasse all’ambiente e alla salute dell’individuo e della comunità».

Argomenti
Ambiente e salute, Ricerca e innovazione, Startup e imprese innovative
16/02/2018